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    Becoming a Compassionate UniverCity: Comunità accademica e territorio insieme per promuovere una cittadinanza consapevole e una cultura della cura nella fragilità e nel fine vita
    Le condizioni di salute, la qualità della vita e il fabbisogno assistenziale sono profondamente influenzati da determinanti economici e sociali, e rappresentano una delle principali criticità dei sistemi sanitari contemporanei. In Europa, dati statistici e ricerche documentano in modo consistente la presenza di marcate disuguaglianze sociali di salute: a parità di sistema sanitario, le persone in posizione socioeconomica svantaggiata presentano eccessi significativi di mortalità e morbosità rispetto ai gruppi più avvantaggiati, indipendentemente dagli indicatori utilizzati (istruzione, reddito, classe occupazionale). A tali disuguaglianze si associa un minore accesso alla prevenzione e alle cure specialistiche, configurando una vulnerabilità cumulativa che intreccia fattori materiali, ambientali, comportamentali e organizzativi. Parallelamente, le trasformazioni demografiche e familiari stanno modificando in modo strutturale le reti di supporto: l’aumento della sopravvivenza, il calo della natalità, la riduzione dell’ampiezza familiare e l’incremento delle famiglie unipersonali indeboliscono la capacità assistenziale tradizionalmente svolta dal nucleo familiare, in particolare nei confronti delle persone anziane e fragili. Le comunità occidentali hanno progressivamente delegato l’esperienza del fine vita e del lutto a contesti specialistici, esternalizzandola verso strutture sanitarie e caregiver professionali. Questo processo ha ridotto la familiarità collettiva con il morire e indebolito la capacità sociale di accompagnare la fragilità. In questo scenario, la fragilità, la sofferenza e il fine vita non possono essere considerati esclusivamente questioni cliniche, ma dimensioni sociali e culturali costitutive dell’esperienza umana e che richiedono la promozione di un profondo cambiamento culturale e una presa di responsabilità collettiva. Eppure, la capacità di com-passione, intesa come partecipazione emotiva alla sofferenza altrui accompagnata dal desiderio di alleviarla e portare supporto, resta una competenza profondamente umana e potenzialmente attivabile a livello di comunità. Il paradigma delle Compassionate Communities, sviluppato nell’ambito della sanità pubblica palliativa, propone un cambio di prospettiva: la cura della fragilità, della sofferenza e del morire non è in carico esclusivamente al servizio sanitario, ma diventa responsabilità condivisa dell’intera comunità. Scuole, università, enti locali, associazioni, reti informali e cittadini sono chiamati a diventare attori attivi nella costruzione di contesti capaci di accogliere, sostenere e accompagnare; la letteratura evidenzia che tale approccio può concretamente migliorare la qualità della vita, favorire interventi precoci, ridurre accessi sanitari impropri e sostenere in modo più efficace le famiglie. Le Compassionate Communities non sostituiscono i servizi sanitari, ma li integrano attraverso una mobilitazione consapevole del capitale sociale. Affinché ciò avvenga, è necessario un investimento educativo che prepari cittadini e istituzioni a “sapere cosa dire e cosa fare” di fronte alla malattia, alla vecchiaia, al morire e al lutto. La morte, infatti, pur rappresentando un evento universale, è progressivamente divenuta un tema marginalizzato nello spazio pubblico e nei contesti educativi. In una società orientata alla performance, alla giovinezza e all’efficienza, la malattia, la vecchiaia e il morire tendono a essere rimossi o vissuti come fallimento. I giovani, particolarmente esposti a narrazioni mediatiche spettacolarizzate della morte, si confrontano spesso con questo tema in forme precoci e talvolta traumatiche, senza disporre di adeguati strumenti culturali, relazionali ed emotivi per elaborarlo. L’assenza di spazi educativi dedicati alla riflessione sulla finitudine si intreccia con condizioni di vulnerabilità identitaria proprie dell’età evolutiva, caratterizzata da processi complessi di costruzione di senso e di progetto di vita. La letteratura scientifica evidenzia l’urgenza di promuovere percorsi di educazione alla cura, alla narrazione del dolore e alla consapevolezza del limite, come fattori protettivi individuali e collettivi. In questo processo, università e scuole assumono un ruolo strategico: sono luoghi privilegiati di apprendimento reciproco, di costruzione di senso e di promozione della solidarietà, capaci di attivare reti collaborative e di contribuire alla trasformazione culturale necessaria per una comunità realmente compassionevole. La presente proposta progettuale mira, dunque, a favorire il coinvolgimento attivo dei cittadini, di comunità territoriali, di portatori di interesse e attori sociali, tale per cui in tutte le fasi di realizzazione delle attività, sia la comunità accademica (studenti di ogni livello, personale docente e tecnico amministrativo), che enti, associazionismo e cittadinanza verranno interessati in modo sistematico e partecipativo. La proposta risponde ai punti del bando: 1. Tematica relativa alla produzione e gestione di beni pubblici: d) organizzazione di attività culturali (spettacoli teatrali, performance artistiche) e) divulgazione scientifica (prodotti aperti anche al pubblico non accademico) g) iniziative di coinvolgimento proattivo dei cittadini anche per favorire la disseminazione e l’implementazione dei risultati della ricerca e dell’innovazione nella società e ridurre disuguaglianze e discriminazioni 2. 2. Tematica relativa alle scienze della vita e salute a) giornate informative e di sensibilizzazione, soprattutto in favore di categorie fragili 3. Tematica relativa alla inclusione e al contrasto alle diseguaglianze, con particolare riferimento agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 a) inclusione e coesione sociale
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    Rete di giardini urbani. Il modello idrogenico per la città inclusiva e resiliente
    Rete di giardini urbani. Il modello idrogenico per la città inclusiva e resiliente" presentato dalla prof.ssa Scavuzzo sul Bando per la concessione di contributi per progetti di Impegno Pubblico e Sociale - Terza Missione, anno 2026, è risultato idoneo e verrà finanziato.
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    “PROFOSS – Sottostazione elettrica galleggiante per trasformazione e connessione alla RTN dell'energia eolica dell’energia eolica prodotta al largo della costa"
    l’area strategica Fonti Rinnovabili Non Programmabili finanziabili nell’ambito dell’iniziativa “Mission Innovation 2.0”. Acronimo della proposta progettuale: “PROFOSS” – ID: MI_RNP_00142
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    Approcci biotecnologici di frontiera per la salute, per l'ambiente e l'industria
    L'unità operativa si occuperà di produrre matrici polisaccaridiche in cui includere il batterio calcificante Sporosarcina pasteurii, cercando le condizioni ottimali per indurre la mineralizzazione progressiva della matrice da parte del microorganismo. Tale materiale servirà per produrre scaffold per impianti, potenzialmente anche abbinato al bio-printing, combinando il processo di inclusione batterica nella matrice con il processo di stampa 3D di costrutti morfologicamente anche molto complessi da impiegare nella medicina rigenerativa di tessuti umani caratterizzati da una matrice mineralizzata, come il tessuto osseo.
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    Alice e Alessandro Psacaropulo: la stagione della decorazione navale.
    PROGETTO MOSTRA L'esposizione, curata da Michele Casaccia e Massimo De Grassi, rappresenta un momento significativo per lo Studio Psacaropulo: per la prima volta, il lavoro di Alice viene presentato in dialogo con quello del fratello Alessandro, architetto e scultore. Il percorso espositivo permetterà di approfondire la produzione dei due artisti per la cantieristica navale, con l’esposizione di bozzetti, progetti e opere di rilievo, tra cui il tavolino mosaicato per la turbonave Conte Biancamano (1949) recentemente restaurato e una selezione di sculture di Alessandro Psacaropulo, esposte per la prima volta dopo ottant’anni. Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (Bando Manifestazioni espositive) e vede la collaborazione del Comune di Monfalcone, dell'Università degli Studi di Trieste, della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica FVG e dell'Archivio Marcello Mascherini. Inaugurazione: Venerdì 8 maggio 2026, ore 18:00 Sede: MuCa - Via del Mercato 16, Monfalcone Orari di apertura: venerdì-lunedì, 10:00 – 18:00