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    MicroRNA esosomiale da biopsia liquida per il monitoraggio e la personalizzazione dei trattamenti del melanoma cutaneo avanzato
    Il melanoma cutaneo è un tumore della pelle con incidenza elevata in alcune aree tra Italia e Austria, come mostrato dal progetto MEMS (ITAT1018). Le linee guida ESMO raccomandano l’immunoterapia con farmaci anti-PD1 per ridurre il rischio di recidiva nei pazienti con melanoma avanzato operabile (stadio IIb, IIc, III e IV), sia dopo l’intervento (trattamento adiuvante) sia prima (neo-adiuvante), per ridurre il tumore e rendere l’intervento meno invasivo. Tuttavia, l’immunoterapia può causare effetti collaterali anche gravi, poiché il sistema immunitario può attaccare tessuti sani, indipendentemente dalla risposta al trattamento. Attualmente non esistono biomarcatori in grado di prevedere chi risponderà alla terapia, con conseguenti disagi per i pazienti e costi per il sistema sanitario. Il progetto, in collaborazione con centri dermatologici, laboratori universitari e una PMI, mira a identificare biomarcatori predittivi e di monitoraggio basati su microRNA contenuti in esosomi, estratti da biopsie liquide (sangue e urina), e a validarli su campioni raccolti durante il progetto per lo sviluppo di una pipeline analitica di possibile traduzione commerciale.
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    BRiC 2025 ID 69 - Caratterizzazione del carico EXTRA-polmonare di fibre e corpuscoli dell’ASBesto e sua correlazione con l’esposizione pregressa e la patologia sviluppata: FOCUS sulla traslocazione - Acronimo ASB-EXTRA-FOCUS
    Le malattie causate dall’esposizione alle fibre di amianto rappresentano un problema rilevante non solo per ragioni mediche, ma anche per le conseguenze sociali, legali, finanziarie e politiche che comportano. L’analisi quantitativa delle fibre di amianto e dei corpuscoli dell’asbesto nel tessuto polmonare, secondo un protocollo validato impiegato a livello nazionale messo a punto dal gruppo di lavoro Biofibre dell’Istituto Superiore di Sanità, viene sempre più frequentemente applicata come approfondimento di indagine in problematiche di carattere medico-legale quando è necessario stabilire un nesso causale tra pregressa esposizione all’amianto ed il decesso per una patologia correlabile all’asbesto. Questo tipo di analisi risulta particolarmente utile (i) quando le informazioni sulla storia occupazionale sono lacunose, poco attendibili o non permettono di raggiungere nessuna conclusione, (ii) per confermare una rilevante esposizione, documentata dalla ricostruzione della storia professionale e (iii) nei casi di neoplasie, come il carcinoma polmonare, che presentano un’elevata incidenza in soggetti non esposti e la sovrapposizione con altri fattori di rischio (il fumo). Poiché le fibre di amianto una volta inalate possono raggiungere diversi siti extra-polmonari, alcuni dei quali direttamente coinvolti nell’insorgenza di patologie asbesto correlate, estendere la precedente analisi anche a siti extra-polmonari diventa ancora più rilevante in particolare nei casi di neoplasie che rientrano tra quelle la cui origine lavorativa è considerata di limitata probabilità o per quelle per le quali solo recentemente gli studi epidemiologici hanno suggerito un’associazione con l’esposizione. Sarebbe quindi auspicabile una ricerca sistematica e dedicata della distribuzione delle fibre di amianto/corpuscoli dell’asbesto all’interno dell’organismo, in diversi contesti espositivi e patologici, per colmare la lacuna conoscitiva sulla presenza di fibre di amianto nei tessuti extra-polmonari, al fine di comprendere meglio il contributo dell’esposizione nello sviluppo di tutte le patologie amianto-correlate. Lo scopo si questo studio è quello di • investigare la correlazione tra il carico mineralogico tessutale (determinato secondo la metodica riconosciuta a livello nazionale) rilevato a livello polmonare con il carico presente nei diversi tessuti/organi di individui con profili di esposizione e patologici/clinici accuratamente determinati. • verificare se l’interazione delle fibre di amianto con cellule di tipo infiammatorio possa in qualche modo contribuire al potenziale di traslocazione delle fibre stesse nei tessuti extra-polmonari umani.
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    ITAT-11-035 NuCaT – Una piattaforma tecnologica per la terapia nutrizionale mirata contro il cancro/Eine technologische Plattform für die zielgerichtete Ernährungstherapie bei Krebs
    Il cancro rappresenta ancora una delle principali sfide sanitarie in Europa, inclusi il Friuli Venezia Giulia e l’Austria. Sviluppare terapie efficaci che riducano l’impatto socioeconomico dei trattamenti attuali è una priorità. Molti tumori solidi resistono alle terapie standard a causa di un microambiente tumorale immunosoppressivo (TME). La dieta mima-digiuno (Fasting-Mimicking Diet, FMD), che simula gli effetti del digiuno, si è dimostrata promettente nel colpire selettivamente le cellule tumorali proteggendo quelle sane. Studi clinici preliminari ne confermano la sicurezza e il potenziale, soprattutto in combinazione con terapie convenzionali, migliorando gli esiti per i pazienti. NuCaT rafforzerà la collaborazione tra istituzioni italiane e austriache nei settori della genetica, della ricerca clinica e della biotecnologia, creando una piattaforma congiunta per la terapia oncologica nutrizionale basata su FMD. La piattaforma monitorerà le risposte molecolari e cellulari, validerà l’efficacia terapeutica e identificherà biomarcatori e strategie mirate alle vulnerabilità tumorali indotte da FMD, accelerando l’integrazione dell’approccio nutrizionale nella cura del cancro.
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    QUAntum computing and simulation: Sviluppo, Applicazioni e Ricerca in Friuli Venezia Giulia
    QUASAR-FVG si pone l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative per affrontare il problema della scalabilità delle piattaforme per il calcolo e la simulazione quantistica basate su atomi neutri, rafforzando il ruolo della regione Friuli-Venezia Giulia come polo di eccellenza nella ricerca sulle tecnologie quantistiche. L’integrazione di sviluppo sperimentale, simulazioni numeriche e algoritmi avanzati consentirà di creare un quadro unificato tra hardware, modelli teorici e protocolli, favorendo la validazione e il benchmarking di dei protocolli quantistici. L’Università di Trieste, attraverso il laboratorio ArQuS, contribuirà con competenze ed infrastrutture sperimentali all'avanguardia per la manipolazione e rivelazione di qubit atomici, oltre che con attività connesse di simulazione classica di circuiti e sistemi quantistici.
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    Ricerca e Innovazione per Sviluppare l’Ecosistema dell’H2
    La presente proposta progettuale si propone di integrare un precedente intervento regionale dedicato all’implementazione o all’ammodernamento di infrastrutture di ricerca distribuita nel territorio regionale nel settore della produzione ed utilizzo dell’idrogeno verde e pulito (Avviso LR 13/2023). In quest’ottica, il progetto è finalizzato a promuovere l’attività di ricerca nel settore dell’idrogeno rinnovabile a sostegno delle 4 infrastrutture realizzate nell’ambito dell’Avviso LR 13/2023, che coinvolgono il Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche (DSCF), il Dipartimento di Fisica (DF), il Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze (MIGE) e il Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA) dell’Università di Trieste (UniTS). Il centro di coordinamento della presente proposta progettuale è rappresentato dal DSCF, attraverso il Laboratorio di Materiali, Ambiente ed Energia (MEE Research Group). Gli obiettivi specifici del progetto sono articolati in base all’attività di ricerca che verrà svolta presso le singole infrastrutture. L’attività di ricerca svolta presso le nuove infrastrutture del DSCF e DF dell’UniTS create nell’ambito del progetto IMPACT-H2 sarà finalizzata allo sviluppo di nuove tecnologie per la produzione, stoccaggio e trasporto dell’idrogeno verde e sua trasformazione in elettrocarburanti.