Nella Coscienza di Zeno di Italo Svevo, pubblicata esattamente cent'anni fa, il tema della salute e della malattia percorre tutto il romanzo e ne costituisce una vera e propria architettura da cui tutta la narrazione dipende. Questa presenza, ampiamente rilevata e indagata negli studi sveviani, testimonia l'interesse di Svevo per la medicina dell'epoca, che con le sue cure più ardite e originali, iniziava a occupare l'immaginario e la curiosità dell'opinione pubblica. Ma al di là di questo confronto con tutti gli aspetti della medicina dell'epoca, come legge la medicina di oggi La coscienza di Zeno? Come può un romanzo del 1923 parlare alla nostra sensibilità contemporanea per cui tutto ciò che riguarda la salute e il benessere, la malattia e la cura, si colloca in un quadro più ampio di interessi e prospettive? Durante l'incontro abbiamo chiesto a un cardiologo (Gianfranco Sinagra), a un chirurgo (Nicolò de Manzini), a uno psichiatra (Umberto Albert) e a un'infermiera esperta di medicina narrativa (Nicoletta Suter) di rileggere per noi La coscienza di Zeno,, alla luce delle loro competenze, delle loro pratiche, del loro rapporto con le persone assistite e con le istituzioni deputate alla cura e alla salvaguardia della salute. E abbiamo chiesto loro di farlo nel quadro di un corso di aggiornamento professionale dell'Università di Trieste, dedicato alle contemporanee Health Humanities, che si rivolgono alla cultura umanistica come campo cui guardare per ripensare le scienze della salute e le pratiche della cura.