Il saggio affronta il tema del gigantismo nell’evoluzione della statuaria, correlando gli esiti fisici con alcune concettualizzazioni, tra le quali quella relativa allo straniamento così come formulata da Viktor Šklovskij. A partire da alcuni significativi casi destinati al culto religioso in epoca egizia e greca, sono stati delineati esempi da altri contesti territoriali, quali i Moai sull’Isola di Pasqua, i Buddha di Bamiyan in Afghanistan e quelli presenti nelle culture estremo-orientali. A ciò si aggiungano le macro-sculture che hanno costellato l’evoluzione storica della politica nei vari continenti, dalle teste dei quattro presidenti più rappresentativi degli Stati Uniti d’America sul Monte Rushmore nel Sud Dakota, alle figure dei dittatori – quali ad esempio Stalin, Lenin e Saddam Hussein – distrutte da moti rivoluzionari contro il regime che li sosteneva. Non poteva mancare un riferimento esplicito all’arte contemporanea che, nel gigantismo, ha forse trovato il modo più efficace per esaltare temi di stringente attualità, quali l’insorgenza dell’oggettualità quotidiana come forma espressiva di una città, come nel lavoro di Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, la poetica della grande scala come strumento emozionale e psicologico, come nell’opera di Ron Mueck, la denuncia esplicita di Lorenzo Quinn relativa all’urgenza di affrontare temi di sostenibilità come priorità da perseguire per la salvaguardia ambientale, tale da dare all’estraneità proposta dalla dismisura fisica una motivazione etica di indubbia rilevanza.