Friuli e friulano tra “negazionisti”, “minimalisti” e “positivisti”. Diversi approcci e orientamenti nei confronti di lingua e territorio durante il Novecento
Il Friuli è un territorio caratterizzato dall'incontro tra le principali famiglie linguistiche europee (latina, slava e germanica) e dalla presenza storica di quattro lingue: friulano, sloveno, tedesco e italiano. In questo contesto la lingua friulana è particolarmente rilevante, perché è presente soltanto qui, a parte la sua diffusione altrove legata all'emigrazione, e per le sue specifiche condizioni di minoranza.
Durante tutto il secolo XX proprio l'individualità storica e territoriale del Friuli, il suo profilo multiculturale e multilingue e la specificità della lingua friulana sono state oggetto di elaborazioni teoriche e di rivendicazioni e mobilitazioni di carattere sociale e politico.
Ci si propone di illustrare i diversi approcci ideali mantenuti nei confronti di lingua, identità e territorio e di individuare, su questa base, tre tendenze generali – una 'negazionista', una 'minimalista' e una 'positivista' o più semplicemente 'positiva' – che si manifestano, spesso in maniera conflittuale, tanto nelle rivendicazioni di autogoverno e di riconoscimento e tutela linguistica espresse dal Friuli nel corso del Novecento quanto nel contesto istituzionale della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e nella legislazione statale e regionale di tutela (L. 482/1999, L.R. 15/1996 e L.R. 29/2007).