Il saggio esamina e introduce il De la causa, principio et Uno, di Giordano Bruno, secondo dei dialoghi italiani pubblicati a Londra tra il 1584 e il 1585. L'opera costituisce l’ossatura della nolana filosofia, fondamento necessario tanto all’indagine fisica e metafisica, quanto alla riflessione politica e civile. Nella crisi religiosa e politica, scientifica e culturale dell’Europa della seconda metà del Cinquecento, il De la causa rappresenta il tentativo di “rimessa in piedi il mondo”, di ristabilire un corretto ordine di osservazione della natura. Non è la logica a determinare l’essere, Uno, infinito e permanente ma viceversa è la natura a includere e ad assorbire le forme storiche della ragione umana con i suoi modi logici finiti e terminati di figurazione. Nell’insieme della produzione bruniana, quest’opera si delinea quale necessaria «isagogia», come scrive l’autore, «senza la quale in vano si tenta, si entra, si comincia»: una propedeutica all’«appropriata cognizione de le cose», al ristabilimento di una comprensione dell’ordine naturale in cui è già immerso quello storico e antropologico.