Il patrimonio culturale confluito e tradotto a Baghdad (VIII - X secolo) generò svariati saperi e formò sapienti che resero la lingua araba una koiné civilizzatrice fino al XII secolo. Tale patrimonio era frutto di una lunga elaborazione interdisciplinare e interetnica avvenuta tra Mesopotamia, Persia, India, Egitto, Fenicia e Grecia. Miti e leggende, contratti e codici legali, dizionari multilingui, tecniche e istituzioni, alfabeti e contabilità, medicina e arte, astrologia e astronomia, politeismo e monoteismo di cui siamo eredi.
Tale movimento gigante di traduzione fu un mezzo potente di contagio intellettuale e il suo prodotto finale viaggiò in forma virale fino a Toledo, Cordoba, Palermo, ecc. restituendo all’Europa una buona parte del suo pensiero greco elaborato e commentato in arabo.
Com’è potuto succedere che la stessa civiltà sia entrata poi in questo lungo e profondo letargo?
L’atrofia che ha colpito questa civiltà si è verificata spesso nella storia umana quando una ideologia esclusivista s’impadroniva dello spazio e del tempo, della ratio e dell’immaginario collettivo, terrorizzando chi pensava diversamente.