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La sorte del Porto Franco di Trieste "in bilico" tra la solennità statutiva dell'"arco tematico" della Corte di giustizia delle Comunità europee e la supinità della postulazione devolutiva del giudice "unico" del Tribunale di Trieste

Querci, Francesco A.
1999
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Abstract
Questa incredibile iniziativa giurisdizionale a carattere devolutivo riveste uno straordinario interesse, per conoscere obbiettivamente e “dal di dentro”, proprio intus et in cute, le motivazioni e le modalità di evoluzione del profondo disvalore che il Tribunale di Trieste esprime nei confronti del bene giuridico immateriale, gravido di intenso riverbero finanziario (la c.d. massiva finanziarizzazione implicata dal programma di attuazione del commercio marittimo mondiale), incorporato nella qualificazione internazionale del Porto di Trieste, creata, attribuita e salvaguardata dal Trattato di Pace del 10-11-1947, reso esecutivo con D.L.C.P.S. 28 novembre 1947, n. 1430, rattifcato con legge 25-11-1952, n. 3054, denominato “Strumento relativo al Porto Franco di Trieste – Allegato VIII”. Il Giudice unico di Trieste, con la sua silenziosa devoluzione alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, ha deciso di affidare tale compito anfibologico, teorico e storico insieme, direttamente non ai Trattati internazionali diventati legge dello Stato e parti integranti del nostro ordinamento giuridico, ma ad un organo sovrano comunitario: in nome del “nemo profeta patriae” e nella scia di ruggini antiche, conta così, per ridimensionare Trieste e il suo porto, resecandolo dalle principali correnti dei traffici marittimi internazionali, dalle sue dinamiche alimentate dal commercio marittimo mondiale, omologandolo, sia in continuità geografica, sia in produttività operativa, ai porti non transoceanici di Monfalcone e di Porto Nogaro, abrogando la sua funzione tranviaria ed emporiale, nella esplicata postulazione di una omogeneità fondamentale, garantita da un principio unico, non inficiata dalla molteplicità di regole, di tecniche, di consuetudini. In tal modo, la riflessione di politica marittima e portuale si dispone su un piano della virtualità pura, lasciando sempre invariato ed ingessato l’assetto strutturale del porto di Trieste. Il provvedimento devolutivo alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee non era né è in alcun modo giustificato, per poter condurre un’indagine idonea a conoscere e far conoscere il testo di una norma che si ritiene applicabile al caso.
Archivio
http://hdl.handle.net/10077/6426
Diritti
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