La recente sentenza d’appello che a Bologna ha dimezzato la pena per un caso di femminicidio, riconoscendo le attenuanti generiche per lo stato emotivo del reo, ha suscitato critiche violente. L’Autore evidenzia come la decisione vada collegata alle più recente giurisprudenza di legittimità sugli stati emotivi e passionali, a sua volta espressione di una ampia riflessione in atto sui concetti penalistici e criminologici di autodeterminazione e di responsabilità, influenzata dai più innovativi contributi della psichiatria e delle neuroscienze.