L'articolo ricostruisce la storia della transizione tra la Gorizia austriaca, con la costruzione del mito della "Nizza Austriaca", e quella italiana, attraverso la verifica di come siano cambiate le immagini di città elaborate da architetti e urbanisti a cavallo tra Otto e Novecento. In primis, emerge dal racconto la figura dell'architetto goriziano Antonio Lasciac, (1856-1946), che per molti anni operò in Egitto fino a diventare architetto capo del Khedivé. Lasciac si forma nel fertile ambito culturale della Mitteleuropa e condivide con Raimondo D’Aronco una lunga permanenza nei territori dominati allora dall’Impero ottomano: D’Aronco a Istanbul e Lasciac a Il Cairo e ad Alessandria.
Tracce evidenti di questo contaminarsi tra luoghi e dei modi sviluppati sulle sponde del Mediterraneo di pensare alla città giardino, che Ebenezer Howard stava nel frattempo teorizzando, sono presenti proprio nei piani e progetti di Lasciac per Gorizia, mai realizzati ma al contempo promotori di un'immagine di città di estremo interesse, che influenzerà l'intero, travagliato Novecento della città.