Giuseppe Gioachino Belli era visto da una critica laicista ormai datata come un libero pensatore in privato che viceversa in pubblico, per ragioni di prudenza o di opportunismo, si mostrava cattolico osservante, e ciò secondo una linea interpretativa che va da Luigi Morandi a Carlo Muscetta, ed era apparso al suo fine interprete Giorgio Vigolo come scisso fra conscio e inconscio. Oggi viceversa è largamente accolta l’immagine, sostenuta soprattutto da Pietro Gibellini, di un cristiano illuminato, contrario al potere temporale della Chiesa e fautore di una sua renovatio che coniugasse la fede con i progressi della scienza, e ciò lungo un filo ideale che muove in fondo da Galileo e che giungerà, attraverso il cattolicesimo liberale di Manzoni, al modernismo di Fogazzaro. Qui si indagano le tracce dell'interesse di Belli per Galileo.