Poeta fermamente convinto che compito sociale e politico precipuo dello scrittore in versi contemporaneo, soprattutto quello italiano, sia quello di affrontare e vincere il logoramento della lingua, Bandini si è tuttavia confrontato anche con la scrittura in versi dialettali, con particolare intensità nel ventennio dalla metà degli anni Settanta alla fine degli anni Novanta. Questa sperimentazione del vicentino dirama dal suo interesse per l’esplorazione dell’universale a partire da una ridotta topicità (geograficamente, Vicenza), dalla considerazione del dialetto come una forma di passato potenzialmente portatrice di «segnali per il futuro») e dalla rivisitazione, nel dialetto, dell’infanzia. Al dialetto come esperienza infantile può essere connessa l’esplorazione del dialetto come fonte di inediti accostamenti rimici.