Il servizio sociale nel secondo dopoguerra italiano, con le sfide e gli entusiasmi degli inizi, in un Paese povero e da ricostruire, ha visto coinvolte persone di vari livelli sociali e di differenti competenze professionali, con l'implicazione quasi corale di una società che cercava un riscatto socio-economico e civile che tenesse conto di ciascuna persona e a partire dai bisogni della popolazione. L'Autore considera alcune interviste in profondità rivolte, tra il 2015 e il 2016, ad alcuni assistenti sociali attivi dal dopoguerra alla fine degli anni Sessanta (i più anziani) e ad altri impegnati dagli anni Settanta a oggi (i più giovani). Ne emerge un quadro socio-storico di ampia portata che evidenzia la sfida che gli assistenti sociali intervistati avvertono: quella di riuscire a valorizzare da una parte la dimensione comunitaria (assediata da contraddizioni, contrappunti, individualismi, qualunquismi, competizioni e strumentalità) e, dall'altra, le esigenze di umanizzazione, di partecipazione e di centralità della persona.