L'ambiguità è un tratto caratteristico del linguaggio epico virgiliano, oggi studiato come ambivalenza costitutiva di uno stato 'aperto' del testo, che insieme stimola l'interpretazione e si presta a una continua riattualizzazione dei propri significati. Ovidio risponde in due modi alle ambivalenze dell'Eneide: mettendole in luce e sviluppandole nelle proprie riscritture oppure operandone la disambiguazione. In questo secondo modo soprattutto Ovidio crea le premesse per le riscritture di generazioni successive.