I sindacati fascisti non furono un blocco monolitico privo di contrasti nelle mani del regime, ma come scrisse Togliatti nelle sue celebri “Lezioni sul fascismo”: «terreno nel quale assistiamo allo svolgersi di lotte continue, in cui assistiamo a una modificazione continua dei rap¬porti di classe e delle forme di organizzazione».
Nei suoi studi su questo tema, Parlato mette in luce la natura di questi contrasti e i soggetti interessati, in particolare negli anni ’30, dopo lo “sbloccamento” e l’inizio della “grande crisi” del 1929. Il sindacato, come dimostra Parlato, si trovò nelle condizioni di doversi difendere «da tre parti: dall’azione dei datori di lavoro, che lo volevano più mansueto ed arrendevole; dall’atteg-giamento dello stesso regime, che talvolta lo ignorò e lo “utilizzò” come semplice strumento di consenso; dalle evoluzioni teoriche dei corporativisti alla Ugo Spirito, che ne avrebbero voluto tout court la fine».