Il contributo propone una riflessione sul termine intertestualità, coniato da Kristeva nel 1966, nel suo divenire una etichetta ampia, accogliendo accezioni diverse che variano in base alla focalizzazione che viene privilegiata. Si evidenzia come l'intertestualità non riguardi soltanto il livello letterario, ma come tutta l'attività linguistica si basi sul riutilizzo che risemantizza ciò che è stato già detto o scritto. Kristeva arriva all'intertestualità da una personale lettura di Bachtin, e proprio lo stesso Bachtin aveva già consapevolezza della presenza di una dimensione intertestuale non solo nella letteratura, ma intrinseca alla parola e dunque alla lingua.