Le isole del Paradiso di Stanislao Nievo (1987) si pongono a metà fra il romanzo storico e il romanzo d’avventura nei mari del Sud. Di capitolo in capitolo, sorretto da una rigorosa ricerca d’archivio, da un linguaggio da reportage e dalla personale ricerca sul campo, l’autore ripercorre la vicenda della tentata colonizzazione della Nuova Irlanda a opera di un gruppo di contadini europei spinti su quelle rive dal velleitario progetto della costruzione della Nouvelle France (1880-1881). Essi si trovarono a fronteggiare tanto una natura rigogliosa, ma inadatta alle colture intensive occidentali, quanto le popolazioni locali, completamente altre, dedite a un’economia di sussistenza, al cannibalismo rituale e al Cargo Cult. Ripercorrendo le vicende degli emigranti veneti sia negli archivi sia nella Bretagna del marchese De Rays e infine nella stessa Nuova Irlanda, Nievo ripercorre i luoghi dell’emigrazione veneta e giunge in Australia, dove vivono i discendenti dei coloni sopravvissuti a quell’impresa, e infine al Koala Club della trevigiana Gaiarine, dove alcuni sono tornati. Anche avvalendosi dei documenti d’archivio, l’intervento intende esaminare le modalità di presentazione e di valutazione dell’altro da sé naturale e antropico, inerente sia alla colonizzazione di fine Ottocento, sia all’esperienza diretta dell’autore, in loco.