Il presente elaborato si propone di investigare il pluralismo giuridico insito nella tradizione giuridica occidentale. Con ‘pluralismo giuridico’ si intende il coesistere in una società di molteplici ‘strati’ di regole e rimedi, solo alcuni dei quali sono catturati dal diritto ‘ufficiale’, ossia quello espresso dalle decisioni giudiziali e dalle disposizioni contenute nelle costituzioni, nelle leggi e nelle regolamentazioni di fonte autoritativa. Al di là di tali norme, in ogni comunità, comprese quelle occidentali, si ritrovano cospicui insiemi di regole, prassi e strumenti di risoluzione delle liti, che fioriscono al riparo dalle istituzioni di diritto statale. Si tratta di soluzioni che il dibattito contemporaneo tende sovente a ignorare o trascurare, abbagliato com’è dai pregiudizi di marca positivista che da circa due secoli segnano la formazione accademica e sapienziale dei giuristi occidentali. Tuttavia, al netto delle percezioni e dei desiderata espressi dalla vulgata corrente, sul tappeto del diritto operativo la presenza di regole e strumenti di aggiudicazione di matrice non ufficiale si mostra pervasiva e rilevante ovunque, perfino presso le comunità che a vari livelli ‒ domestico, regionale, ma anche globale ‒ popolano lo scenario occidentale.
Alla luce di tale realtà, il presente lavoro mira ad analizzare e approfondire il ruolo e l’influenza che le regole e i rimedi di stampo non ufficiale occupano nella produzione e amministrazione quotidiana del diritto, con particolare riferimento a due settori specifici e cruciali dell’esperienza giuridica – quelli delle relazioni familiari e proprietarie. A tal fine, dopo aver ripercorso le istanze storiche e ideologiche da cui l’impostazione positivista e statalista dominante trae origine e fondamento, e averne così apprezzato la natura storicamente contingente, l’attenzione sarà rivolta alla dimensione operativa delle regole e dei rimedi che, con diversa intensità e raggio d’azione, governano il farsi del diritto all’ombra di, e talora in contrasto con le norme e le istituzioni di marca statale.