Le misure di prevenzione personali si collocano al crocevia tra esigenze di sicurezza e principi garantistici, in una tensione mai del tutto risolta tra prevenzione e repressione. L’assenza di un impianto dogmatico chiaro e la centralità di concetti sfuggenti, spesso affidati a valutazioni indiziarie, hanno prodotto un sistema incerto, in cui il rischio di una giustizia del sospetto e di un’anticipazione surrettizia della pena si fa sempre più concreto.
Ciononostante, l’espansione delle misure di prevenzione personali, soprattutto nella loro declinazione atipica, continua a caratterizzare anche le più recenti evoluzioni normative. L’opzione abolizionistica, auspicata da una parte della dottrina, appare politicamente impraticabile, richiedendosi un diverso approccio critico teso alla razionalizzazione e non alla rimozione.
Il presente studio si propone di delineare i tratti essenziali di una teoria generale delle misure di prevenzione personali, rispondendo a una domanda fondamentale: se tutto è prevenzione, che cos’è la prevenzione? A tal fine, l’analisi si concentrerà sull’individuazione di un nucleo strutturale comune alle diverse misure, attraverso una ricostruzione analitica e sistematica delle stesse. L’obiettivo è valutare se sia possibile ancorare tali strumenti a criteri oggettivi e soggettivi più rigorosi, rafforzandone il fondamento dogmatico.
Si ritiene, infatti, che l’elaborazione di una teoria generale delle misure di prevenzione potrebbe contribuire a razionalizzare il sistema e restituirgli coerenza, favorendo un modello costituzionalmente orientato che ne ridefinisca limiti e finalità, scongiurando derive incompatibili con i principi dello Stato di diritto.