Questo contributo si occupa in particolare di due personaggi femminili di altrettanti episodi dei
Fasti : Carmenta – la madre del re Evandro, esule dall’Arcadia stabilitosi nel Lazio prima
dell’arrivo di Enea –, ed Egeria, la sposa-consigliera del re Numa. Anche a queste figure ‘divine’,
incluse nel novero delle Camenae o comunque ad esse a vario titolo collegate, il poema ovidiano
sul calendario attribuisce il ruolo di informatrici del poeta-eziologo : ma si tratta di informatrici
molto particolari. A differenza dei numerosi interlocutori divini le cui epifanie animano scene di
vero e proprio dialogo, Carmenta ed Egeria svolgono infatti la loro funzione ‘silenziosamente’,
ispirando il canto del narratore in modo discreto e ottenendo da lui una celebrazione delle loro
prerogative e dei loro meriti. In cambio, quando le due ispiratrici divine prendono direttamente
la parola per rivolgersi ad altri personaggi dei rispettivi racconti, il narratore principale fa in
modo che esse gli restituiscano, per così dire, il favore. Le due lunghe rheseis di Carmenta, così
come alcune allocuzioni di Egeria (l’incoraggiamento e il consiglio a Numa), contengono
espressioni consolatorie che richiamano la situazione esistenziale (l’esilio, in particolare) vissuta
da Ovidio in quanto autore empirico