Il saggio si concentra su alcune caratteristiche del topos della spiaggia come spazio
geografico liminare, problematico e instabile, nel suo connotarsi come costrutto
culturale nella riflessione estetica della letteratura inglese. Partendo da
“Dover Beach” di Matthew Arnold, uno dei più celebri testi poetici Vittoriani, in
cui la spiaggia e la costa sono lo scenario di una fantasia di conflitto, espressione
di un’inquietudine sociale e di un’angoscia morale suscitate dalla paventata deriva
di una civiltà, si analizza la complessità semantica della spiaggia come spazio
ove si inscena una rottura del precario equilibrio tra individuo e il mondo cui
appartiene, o la presa d’atto di un impossibile controllo sul reale in alcuni testi
narrativi del tardo Ottocento – il racconto “The Beach of Falesá” di R. L Stevenson
– e Modernisti – “Solid Objects” di Virginia Woolf, il terzo capitolo di Ulysses di
Joyce, “Proteus”. Nella parte finale si considera la ripresa intertestuale del testo
arnoldiano nel romanzo On Chesil Beach di Ian McEwan, che ripropone l’immagine
della spiaggia come luogo simbolico della rivelazione della fragilità dell’identità
e dello smarrimento dell’io.