Nel corso degli anni Venti e Trenta del Novecento, il sacerdote Primo Mazzolari esprime pubblicamente e in numerose occasioni le sue critiche nei confronti del fascismo, reo di strumentalizzare a fini politici la memoria della grande guerra, irriguardoso verso il grande sacrificio compiuto dai soldati al fronte, colpevole di una sacralizzazione pagana dei caduti. Prendendo spunto da queste vicende personali di Mazzolari, il saggio ricostruisce e intreccia le vicende personali del sacerdote con le strategie politiche messe in campo dal fascismo, strategie volte a massificare e manipolare la memoria della grande guerra, soprattutto attraverso la costruzione dei grandi ossari monumentali.