L’idea che l’Università debba sostenere una “terza missione” oltre a quelle
tradizionali di ricerca e alta formazione, è ormai una realtà piuttosto concreta anche
nel panorama italiano. La terza missione si realizza attraverso molteplici forme che
vanno dal trasferimento tecnologico in senso stretto (brevetti e spin off), alla ricerca
in cooperazione, alla ricerca a contratto e alla consulenza.
Queste ultime rendono più facilmente fruibile per gli attori esterni – imprese e società
nel suo complesso – la conoscenza codificata prodotta dalla blue sky resarch e rappresentano
una forma di “produzione congiunta” delle due missioni core dell’Università:
la ricerca e l’alta formazione. Il saggio propone una lettura in questa ottica della terza
missione dell’università. L’esposizione inizia con una sintesi delle ragioni che hanno
motivato il suo emergere nella generalità dei paesi occidentali. Si mostra poi, attraverso
i dati sulle entrate per la ricerca, come negli ultimi anni nelle università italiane
i finanziamenti diversi da quelli ministeriali abbiano assunto un ruolo determinate
per mantenere una sostanziale stabilità delle entrate nel tempo. Infine, l’attenzione si
concentra sull’Università di Trieste, descrivendo le reti di collaborazione generate da
alcune attività di terza missione: brevetti accademici e conto terzi (contract research).
L’Università sembra caratterizzarsi per una connessione con l’esterno importante, in
particolare in alcune aree disciplinari: chimica, farmaceutica, scienze della vita. I legami
con gli enti ricerca localizzati nell’area sono significativi per tutti e due i canali
di collaborazione e identificano una specificità del territorio. Il legame con le imprese
locali appare più forte nel caso dei conto terzi più influenzati dalla prossimità, in accordo con letteratura interazionale sulla contract research.