Nell’era digitale l’organicità, su cui si fonda l’arte della danza, è
soggetta ad un processo di empowerment e renderizzazione3
e, in questa cornice,
l’occhio della telecamera diviene per gli artisti una protesi per potenziare le
abilità percettive, una lente d’ingrandimento per permettere allo spettatore di
osservare da vicino le forme in cui si manifesta il pensiero fisico. Al tempo
stesso, il video si fa mezzo per espandere le idee sul movimento, sulla sua
organizzazione ed espressione: un sito alternativo per rappresentare una
concezione del corpo, o del corpo che danza. La videodanza si definisce così a
partire dalla negoziazione tra due forme di espressione registica: quella
cinematografica da una parte e quella coreografica dall’altra.