Negli ultimi decenni i musei e le gallerie d'arte di tutta Europa hanno visto
crescere continuamente l'afflusso dei visitatori: basti pensare alle grandi mostre
degli ultimi anni e alle interminabili code per accedervi (per esempio Kandinsky
a Parigi e a Milano nel 1985). Laddove, in
passato, la fruizione delle opere d'arte era limitata ad una stretta cerchia di
persone, esse sembrano aver risvegliato oggi l'interesse del grande pubblico.
Insieme all'interesse generale cresce anche la quantità di testi di critica d'arte, che
si prefiggono di mediare il rapporto tra l'opera d'arte ed i suoi fruitori.
Col presente articolo ci si propone appunto un rapido 'excursus' su alcune
caratteristiche di fondo inerenti al testo di critica d'arte, nonché su qualche
problema generale relativo alla sua traduzione, senza per questo entrare nel
merito di questioni traduttive più specifiche.
Fra le prime questioni da affrontare figura senz'altro, a livello teorico, quella
del rapporto fra linguaggio verbale e linguaggio iconico: a mio avviso, sarà
necessario chiedersi cioè in quale misura il testo di critica d'arte possa fungere da
'traduzione' del testo figurativo.
Al di là della possibilità concreta, invero assai critica, di una trasposizione
dell'immagine in parola, si profila però l'importante funzione comunicativa e
divulgativa svolta dal testo di critica d'arte, una prospettiva questa, all'interno
della quale può valere la pena chiedersi quali siano i possibili effetti sul fruitore,
con particolare riguardo alle sue aspettative.