Il contributo intende proporre una riflessione sulla duplice rappresentazione di Trieste nella «Trilogia della guerra» di Giani Stuparich: la città si configura infatti sia come patria lontana ricostruita grazie all'azione della memoria, sia come spazio concreto del quotidiano in tempo di guerra. Tale dicotomia consente di cogliere la tensione dell ́autore verso una «narrazione intimamente dialogica» dell ́esperienza bellica, divisa tra soldati al fronte e donne in attesa della liberazione.