L’articolo affronta uno degli indiscussi capolavori della saggistica di Ju. N. Tynjanov, Intervallo (1924), come esempio del nuovo tipo di critica proposto dallo studioso nei primi anni Venti, una critica fondata su una solida base teorica ma anche “allegra” e consapevole di sé come letteratura. Attraverso l’analisi del complesso metaforico del testo viene individuato il nesso tra il concetto critico di ‘intervallo’ culturale e l’esperienza della rivoluzione e della guerra civile, confermando così l’affermazione dello studioso nella sua Autobiografia secondo la quale senza la Rivoluzione egli non avrebbe compreso la letteratura. The article examines one of the undisputed masterpieces of Ju. N. Tynjanov’s critic, The Interval (1924), as a model of the new type of criticism advocated by the scholar in the early 1920s, a critic with a solid theoretical framework but also “joyful” and self-aware as literature. The analysis of the text metaphors reveals the link between the critical concept of cultural “interval” and the experience of revolution and civil war, confirming the critic’s statement in his Autobiography, according to which without the Revolution he would not have understood literature.