“Verifiche” è dunque il titolo di questa ‘seconda’ introduzione, ed è tra virgolette – come si ammiccava altrove – non per errore (virgolette e corsivo mal si offrono agli occhi di un revisore), ma per il suo statuto di citazione. Termine a suo modo iperonimo, che sussume le ricerche (le proposte, le suggestioni) dei nostri numeri 32 e 33, Verifiche. Preverjanja. Proverki è anche (e soprattutto) il titolo scelto da Ivan Verč
per il suo четырехтомник – i quattro volumi che raccolgono pagine
e rozanoviani “fogli caduti” di una vita di studio. Ma le “verifiche” qui sono intese anche in senso ‘didattico’: come risposta a quell’“Insegnamento” posto programmaticamente a ingresso del numero precedente, di cui si vuole, idealmente ma non pedissequamente, testare il precipitato (in senso chimico) nelle parole di studiosi più giovani, che quella lezione rilanciano intessuta delle sfide di un tempo – e a volte, ci sia consentito, ancora delle sue insidie, ivi comprese quelle metodologiche. Modi, modulazioni e metodologie che rilanciano suggestioni, mostrando
l’ampiezza delle seduzioni (una volta di più, esplicite o implicite) nel
pensare del Nostro – e dei nostri Maestri: o anche solo domande che
si rincorrono all’inseguimento di una loro risposta, importanti per il fat-
to stesso di essere poste. Su tutto, o a tutto sotteso – dicevamo ancora – il paradigma della traduzione: come filologia e come filosofia; come esercizio ermeneutico
“incompiuto” perché “incompibile”; come esperienza – indifferibile
– della differenza; come luogo non-indifferente di crisi e tensioni, che
accoglie l’intraducibilità come immanenza, con il proprio inevitabile
residuo esistenziale.