Il contributo accenna all’importanza a alla diffusione del sale nella protostoria con particolare riguardo all’Italia adriatica, e dunque al sale marino, e al metodo di produzione definito briquetage, che, facendo uso di grandi quantità di combustibile e di impasto argilloso per forni, bacini, sostegni, stampi o formelle, ecc., consentiva mediante ‘evaporazione forzata’ (con uso del fuoco), di ottenere forme di sale cristallizzato facilmente trasportabili e pronte per l’uso o per lo scambio.
Tralasciando l’importanza sociale ed economica, temi già largamente discussi dagli studiosi, e rivolgendoci ai possibili aspetti simbolici della produzione del sale, intendiamo prospettare l’ipotesi di interpretare come una stipe formata da ripetute offerte di uno o più gruppi di salinari un complesso di oggetti, tutti di impasto argilloso lavorato a mano, che fu trovato nel corso degli anni ’80 presso Cupra Marittima: un contesto di epoca arcaica rimasto inspiegato e a tutt’oggi apparentemente privo di confronti, che comprende vasi miniaturizzati di tipi noti diffusi in Italia peninsulare associati a varie categorie di manufatti enigmatici anch’essi di dimensioni ridotte. Tutti gli oggetti sembrano trovare una spiegazione coerente se, sottoposti ad analisi particolareggiata, vengono inseriti nel quadro della lavorazione del sale e considerati frutto di offerte periodiche alla divinità da parte di addetti alla produzione che usavano il metodo del briquetage.