Alla metà del '700 la Repubblica di Venezia intervenne drasticamente per risolvere la disputa politico-istituzionale insorta nella provincia della Patria del Friuli intorno al controllo e alla gestione dell'archivio del Parlamento friulano e della Contadinanza. Andrea Asquini, Cancelliere del Palramento, aveva utilizzato l'accesso esclusivo a quell'archivio, risalente al '500 e conservato nella sua abitazione, per sferrare un duro attacco al patriziato urbano udinese, rivale di quella nobiltà feudale friulana cui egli stesso apparteneva: l'Asquini negò che le cariche pubbliche di Udine rendessero nobili e consentissero l'ascrizione all'ordine di Malta. Fallito questo tentativo, egli aveva mosso contro la nobiltà udinese i popolani di Udine e la rappresentanza dei rustici, la Contadinanza. Su denuncia della nobiltà di Udine, gli Inquisitori di Stato decretarono l'arresto dell'Asquini, che fu tradotto a Venezia ai Piombi (dove incontrò Giacomo Casanova, che scrisse di lui). L'archivio del parlamento fu inventariato e poi restituito quasi interamente al Parlamento stesso: l'inventario, opera di un insigne funzionario veneto, Vincenzo Ricci, è oggi una delle principali reliquie di quell'archivio di oltre mille buste, che fu poi quasi interamente distrutto alla metà dell'800, salvo i registri delle deliberazioni parlamentari.