L’articolo analizza le tendenze in atto in materia di traduzione (o non-traduzione) dei titoli cinematografici e individua nel ricorso deliberato alla lingua inglese nei film distribuiti in Italia un uso patologico e non fisiologico della lingua: la lingua viene cioè utilizzata non come “normale” strumento di comunicazione, ma come strumento di marketing; non per ciò che consente di dire, ma per il valore che ad essa viene attribuito.