La tesi si propone di analizzare l'attività satirica portata avanti da Lino Carpinteri e Mariano Faraguna negli anni del dopoguerra triestino (1945-1954). Attraverso l'esemplificazione e il commento di articoli tratti dal quindicinale umoristico «Caleidoscopio» e il settimanale satirico «La Cittadella», il lavoro si è proposto di dimostrare due aspetti principali propri del genere satirico: sul piano tematico, la tendenza a riconsegnare personalità, più o meno rilevanti della schiera avversaria, alla sfera precaria della natura umana, offrendo di essi un'immagine lontana da quella ufficiale e solenne trasmessa dagli organi ufficiali di stampa; sul piano retorico-discorsivo, la satira della «Cittadella» dà vita ad un prodotto linguistico codificato con chiarezza e incentrato su alcune tecniche specifiche come l'ironia, il paradosso, la critica in versi (...).
Si è insistito molto anche sul carattere eterogeneo di questa produzione che passa, a seconda della personalità di chi scrive, dai toni dell'invettiva e della denuncia anche pesante, a quelli tipici della comicità e di una ironia bonaria e indulgente. Il primo capitolo, dopo aver brevemente esposto la vita, il pensiero e la produzione satirica dei due autori, si concentra a considerare alcuni poli fondamentali della comunicazione satirica: il rapporto con il pubblico, con la censura e infine con alcuni modelli classici della satira latina e volgare. I capitoli successivi sono invece dedicati alla rappresentazione dei maggiori avversari di questa produzione: gli alleati (cap.2), il popolo slavo (cap.3), il personaggio di Druse Mirko, stereotipo del carsolino sloveno (cap.4) e infine il comunista (cap.5).