La problematica dei grandi progetti infrastrutturali, prevalentemente statali se non sovranazionali, è molto controversa perché caratterizzata da assai poca trasparenza decisionale (Flyvbjerg e al., 2003, Marshall, 2013), poco controllo dal basso o da parte di specifici organismi e poteri di controllo. Ciò determina spesso anche grandi fallimenti (Hall, 1982) con gran spreco di risorse che, in non pochi casi, si sono rivelati assai nefasti anche per le finanze pubbliche di interi paesi. Di seguito affrontiamo questa problematica con riferimento solo ad alcuni aspetti della pianificazione ed implementazione di un corridoio della grande rete europea (il TEN-T Core Network): il cosiddetto Corridoio Mediterraneo (CorMed) che, come è noto, collega, a sud delle Alpi, la penisola Iberica con l’Ucraina e attraversa tutta l’Italia da ovest (Val di Susa) a est (Trieste) e la cui pianificazione ed implementazione, nel territorio italiano, è largamente di competenza dello stato italiano. Il caso risulta ampiamente emblematico dei fallimenti connessi con una pianificazione, delle grandi infrastrutture, troppo centralistica e del tutto indifferente alla complessità territoriale (oltre che ad altre importanti questioni economiche ed ambientali che qui, però, non consideriamo se non di sfuggita).