Chi si occupa di marginalità territoriale, di aree fragili, sia in termini di ricerca che di costruzione di policy, ha spesso riservato molta attenzione alla presenza o meno di risorse umane, cognitive e materiali in queste aree, mettendo in secondo piano la dimensione dello scambio di beni e servizi. La natura dello scambio però non è neutra: modi diversi di organizzare la relazione tra produttori e consumatori implicano diverse chance di emancipazione delle aree fragili. Non basta infatti avere ottime risorse e facoltà in loco se
queste sono sconosciute, svendute o delegittimate. Alla base della loro capacità di produrre sviluppo integrale serve un’opera di riconoscimento esterno, su una scala più ampia, con territori anche lontani.