Nel panorama della narrativa italiana contemporanea, Giuseppe O. Longo si segnala per la sua duplice personalità di scienziato e di scrittore. Travasando e trasfigurando di continuo nei romanzi, nei racconti e nei drammi l’esperienza di riflessione rigorosa maturata nei saggi, Longo approda a una scrittura personalissima, polimorfa ma riconoscibile, in cui tracce di un intenso anelito alla trascendenza e alla spiritualità affiorano da una matrice in apparenza tutta impregnata di corporeità e di pesantezza materica. Il progressivo affievolirsi dell’entusiasmo per la scienza come fonte di verità assoluta spinge l’autore a ricercare altre sorgenti di trascendenza. Si potrebbe parlare di religiosità, ma è una religiosità, quella di Longo, molto lontana dalle forme tradizionali: è, piuttosto, una sorta di panteismo che conserva le tracce di una razionalità di cui pure denuncia i limiti.