Nel 1979, a distanza di sei anni dalla violenza sessuale subìta sulla propria pelle, Franca Rame porta in scena, all’interno dello spettacolo teatrale Tutta casa, letto e chiesa, il monologo Lo stupro, una testimonianza più o meno dettagliata del trauma vissuto che, sebbene estremamente personale, l’attrice riesce ad utilizzare come veicolo di sensibilizzazione e denuncia delle numerose violenze di genere contro le quali il femminismo degli anni Settanta lottava ardentemente. In passato, il palcoscenico era già stato, per Fo e Rame, mezzo di intrattenimento e attivismo insieme, ma la stesura e la messa in scena dello Stupro rappresenta per lei un vero e proprio percorso di terapia. L’intervento mira a riflettere su come la rappresentazione del monologo abbia costituito per Rame una riappropriazione di spazi: quello interiore, dopo l’accettazione della violenza subìta, quello fisico del teatro e quello politico di una lotta che, ancora oggi, è più attuale che mai.