L’articolo affronta la seguente tesi: sino a che misura l’intervento di un traduttore può essere in grado di salvaguardare il fatto che un testo lasci, molto o poco, a desiderare? In altri termini, e con uno sguardo alla tesi di Heidegger sul rapporto tra interpretazione e traduzione: sino a che punto il desiderio di tradurre (nel senso di omologare in altra lingua), che a un traduttore proprio non può mancare, è in grado di salvaguardare la necessità (preliminare) della interpretazione?