Lo stile letterario del Manifesto del partito comunista e la sua prima traduzione italiana Il Manifesto del partito comunista, redatto da Marx nel 1848, è un documento straordinario non solo da un punto di vista ideologico, ma anche da quello letterario: la compattezza e lo stile, ovvero la curata struttura espositiva e la chiarezza concettuale da un lato, la sottigliezza retorica e l’abile uso dei toni ironici, polemici ed apocalittici dall’altro, contribuirono alla sua popolarità e alla sua capillare diffusione a livello mondiale. Con enorme ritardo rispetto agli altri paesi europei, la prima traduzione completa e fedele del Manifesto in Italia risale solo al 1892: pubblicata a puntate sulla rivista socialista «Lotta di classe», è opera di Pompeo Bettini, poeta crepuscolare scomparso prematuramente. L’intervento intende misurarne la correttezza e le ragioni del successo, dato che nonostante la comparsa di traduzioni immediatamente successive, migliori nel lessico e più corrette sintatticamente come quella di Labriola, la traduzione di Bettini si impose come quella ufficiale del Manifesto fino al secondo Dopoguerra.