Opzioni
Vocazione all'invisibilità: indagine qualitativa sulla figura del traduttore scientifico editoriale in Italia
2018-06-14
Abstract
Introduzione. «Il traduttore è l’ultimo, vero cavaliere errante della letteratura1» Carlo Fruttero e
Franco Lucentini descrivono il traduttore come un eroe disinteressato, pronto a
buttarsi a capofitto in una sfida che molti ritengono impossibile cercando, per di più,
di passare inosservato. Il tema della valorosa invisibilità di chi volge un testo scritto
in una lingua diversa da quella originale cercando di far dimenticare la sua presenza
al lettore è uno dei più noti in questo campo.
Personalmente, quello che mi ha sempre affascinato della traduzione è il momento
di conflitto creativo che si colloca fra la comprensione del testo di partenza e la sua
trasposizione finale in un’altra lingua. L’angosciosa condizione di incomunicabilità da
cui poi scaturisce l’intuizione giusta può risultare talmente breve da non essere
nemmeno avvertita, ma in alcuni casi non se ne va per giorni o resta addirittura
irrisolta. Al tentativo di esprimere un concetto in modo efficace si somma il costante
processo di immedesimazione con l’autore: il tormento del suo processo creativo è
rivissuto e amplificato dal traduttore, nello sforzo di ricrearne il risultato in rapporto a
un differente contesto linguistico e culturale.
Si direbbe che questo tormento interiore sia però quasi completamente assente
nell’attività di traduzione di testi di natura scientifica. La terminologia standardizzata,
i contenuti e l’intento informativo della scrittura scientifica la rendono un genere
apparentemente più sterile dal punto di vista dello stile e della voce distintiva di chi
scrive. La traduzione di testi scientifici, dunque, parrebbe caratterizzata da
un’empatia verso l’autore piuttosto superficiale e marginale.
Le opere di divulgazione moderne, tuttavia, mirano a soddisfare tutti i requisiti della
comunicazione funzionale utilizzando allo stesso tempo la creatività, che aumenta il
coinvolgimento del lettore all’argomento trattato.2 Si assiste a un progressivo
avvicinamento tra la saggistica scientifica e la letteratura: il modo in cui viene
comunicata la scienza diventa integrante la scienza stessa. Non vi è un’evoluzione
di tipo puramente linguistico, ma una mutazione nelle intenzioni comunicative.
È a partire da questa considerazione che si è formata l’idea iniziale di questa tesi.
Considerando l’approccio più autoriale e personale rispetto al passato che
caratterizza la divulgazione contemporanea, è logico ipotizzare che i traduttori di
questo genere editoriale si trovino di fronte alle stesse problematiche della
traduzione tipiche del mondo letterario. Il modo di affrontarle potrebbe essere
strettamente soggettivo, oppure tipico di una collettività accomunata da una
determinata impostazione mentale o da elementi appartenenti alla sfera sociale.
Gli studi della traduzione danno luogo a dibattiti così antichi e complessi da non
essere affrontabili in questa sede, in quanto il tentativo di realizzarne una panoramica generale risulterebbe riduttivo e decisamente semplicistico a fronte di un
fenomeno troppo vasto e intricato. Dando voce ad alcuni “addetti ai lavori” è però
possibile intravedere uno scorcio di quello che è l’arte e mestiere del tradurre,
mettendo al centro dei riflettori, per una volta, proprio chi è abituato ad ambire
all’invisibilità.
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