Il contributo esamina come la nuova corsa agli usi energetici del mare (rinnovabili offshore, hub energetici portuali, ZEE) rischi di trasformare lo spazio marino in terreno di frizione tra Stati, mettendo sotto pressione l’equilibrio di pace costruito dalla Convenzione Onu sul diritto del mare. In questo quadro, la pianificazione dello spazio marittimo (direttiva 2014/89/UE, d.lgs. 201/2016) e gli strumenti nazionali come la ZEE italiana sono letti come dispositivi di prevenzione dei conflitti: non solo ripartiscono funzioni e usi, ma obbligano a procedure cooperative, trasparenti e basate su dati condivisi, riducendo il rischio che la competizione per le infrastrutture offshore degeneri in contenziosi di sovranità. Il porto, come “porto verde” e hub energetico, diviene il punto amministrativo in cui questa architettura di pace si concretizza, perché concentra gli impatti della transizione ecologica, le esigenze di sicurezza energetica e gli obblighi di cooperazione tra ordinamenti nella pacifica coesistenza fra gli Sati.