Il contributo intende indagare, a partire dalle teorie sovietiche del diritto penale sviluppatesi all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre, i rapporti fra queste e la Scuola positiva di Enrico Ferri. Viene altresì posto in evidenza come il progressivo affermarsi in terra sovietica del formalismo giuridico, che vede in Vyšinskij il suo massimo esponente, non solo pone fine alla feconda ed innovativa opera di ricerca in ambito penalistico sviluppatasi durante la Nep, ma anche consolida una compagine statuale di natura totalitaria.