Ripercorrendo l’evoluzione dell’arabistica europea — dalle iniziative benedettine dopo la caduta di Toledo (1085) all’opera dei francescani di San Pietro in Montorio (1622–1650) — emerge il salto qualitativo di questi ultimi. Caso di studio sono le favole del manoscritto Vaticano Arabo 594 (1650), compilato da un anonimo egiziano per insegnare il vernacolare ai missionari destinati all’Egitto. Di ascendenza esopico-fedriana, evitano controversie dottrinali e veicolano un messaggio universalistico. Attraverso dialoghi vivaci, tesi e diretti, l’autore sovverte gli esiti convenzionali, premiando i più deboli. Il manoscritto è tra i primi manuali glottodidattici di neoarabo e fonte rara per ricostruire l’egiziano tra XVI e XVII secolo.