In un contesto segnato dall’invecchiamento globale della popolazione, il ruolo della progettazione urbana e abitativa assume un'importanza centrale nella costruzione di ambienti inclusivi e sensibili alla pluralità dei bisogni. Il contributo riflette sul superamento del modello abitativo standardizzato, proponendo una visione che integri le esigenze di soggettività fragili o neurodivergenti attraverso soluzioni spaziali capaci di valorizzare l’autonomia, la socializzazione e il benessere individuale. L’accessibilità non è trattata come misura tecnica compensativa, ma come principio fondante della relazione tra persona e ambiente. A partire da una serie di casi studio situati nel Nord-Est italiano, vengono analizzati interventi di adattamento e trasformazione dell’esistente, che includono sperimentazioni domotiche e sensoristiche a supporto della vita indipendente. Il lavoro si estende anche all’ambito della didattica progettuale e della collaborazione interistituzionale, con esempi significativi come il recupero di un edificio a Gorizia destinato a ospitalità temporanea e il progetto di un giardino terapeutico nel centro storico di Trieste. Emergono così strategie capaci di coniugare innovazione tecnologica, partecipazione sociale e cura dello spazio per promuovere un abitare più equo, sensibile e rigenerativo.