La traduzione in friulano è un’attività cospicua, ma non uniforme e anzi disseminata nel tempo e nello spazio, con episodi straordinari per la qualità della scrittura, con realizzazioni di rilievo per i sottintesi ideologici, per il ruolo assegnato alla lingua. Rassegna e analisi di esempi di traduzione in lingua friulana di passi tratti dai classici greci e latini: la prosa di Giovan Battista Donato (1534-1604), Quanti saluti che fa un i e tre o, intrecciata di massime latine volte in friulano; Giovan Giuseppe Bosizio (1660-1743) traduce le Georgiche e l’Eneide; V.G.Blanch, alias Luigi Rodaro (1859-1932), propone traduzioni dal latino (da Tibullo, Orazio e Ovidio) nel suo Linguaggio friulano; Pierpaolo Pasolini: per lui il friulano è ‘lingua virtuale’ e l’antitesi di lingua e dialetto trova il suo tratto fondante nella coscienza letteraria. In tale prospettiva, di enorme valore e interesse è il ruolo delle traduzioni: è una dimostrazione di virtuosismo perfino provocatoria, una acrobazia nella resa con uno strumento ancora acerbo, con assimilazioni superbe, come dimostra la prova pasoliniana di traduzione di Saffo. Infine Alessandro Carrozzo con i Lirics grêcs e Pierluigi Visintin con Batracomiomachie e Flabis di Esopo, oltre a diverse satire di Orazio: in entrambi si punta a una totale autosufficienza linguistica, con le necessarie acquisizioni (prestiti e neologismi) per i settori scoperti. The translation into Friulian is a conspicuous activity, but not uniform, and even scattered in time and space, with extra episodes for the quality of writing, with significant achievements for the ideological underlying and the role assigned to language. Review and analysis of examples of translation in Friulian language of passages taken from Greek and Latin classics: the prose of Giovan Battista Donato (1534-1604), Quanti saluti che fa un i e tre o, twisted to Latine maximum translated in Friulian; Giovan Giuseppe Bosizio (1660-1743) translates Georgics and Aeneid; V.G.Blanch, alias Luigi Rodaro (1859-1932), offers translations from Latin (from Tibullus, Horace, and Ovid) in Friulian language, Pierpaolo Pasolini: for him, the Friulan is a ‘virtual language' and the antithesis of language and dialect suddenly finds its foundation in literary consciousness. In this context the role of translations is of paramount value and interest: it is demonstration of virtuosity, sometimes a provocative one, with superb assimilations, as shown by the Pasolini’s essay of translation from Sappho. Finally Alessandro Carrozzo with Lirics grêcs and Pierluigi Visintin with Batracomiomachie and Flabis di Esopo, in addition to several satires of Horace: both point to a total linguistic self-sufficiency, with the necessary acquisitions (borrowings and neologisms) to uncovered areas.