L’architettura è una disciplina senza insegnamento pre-universitario. Se non in pedagogie d’avanguardia, fino all’arrivo all’università le conoscenze legate a spazio e implicazioni funzionali, simboliche, estetiche, sono determinate da esperienze non strutturate, come gioco e osservazione dell’ambiente in cui si vive.
Così il paradosso italiano del numero record di architetti e bassa qualità diffusa dell’architettura rischia di innescare un circolo vizioso guastando precocemente la cultura architettonica delle nuove generazioni.
Per capovolgere il paradosso italiano occorre coltivare la cultura architettonica (che è anche cura del patrimonio e dell’ambiente) anche intervenendo sull’insegnamento delle discipline estetiche nelle scuole medie e superiori. Le scuole di architettura dovrebbero farsene promotrici attraverso azione sul territorio e coordinamento università-scuole. In Italia tali attività sono rare (l’Università di Trieste sta avviando una ricerca in questo senso) mentre nel Nord Europa si attivano ricerche, laboratori e musei didattici.