Si rilegge l’intera vicenda degli usi scritti del friulano tra Cinque e Settecento, dove la piega minuta dei testi spesso anonimi, ma con personalità che via via emergono con un profilo anche marcato, si inserisce nel quadro più largo della cultura italiana. Con una partizione scandita per secoli: un prevalere della corda burlesca nel Cinquecento, negli spazi che si aprono a questione della lingua nei fatti risolta; il nuovo rango che la poetica nel Seicento riconosce ai dialetti e alle parlate periferiche; il delinearsi nel Settecento della logica delle “cose” sulle “parole”, logica che pur non sopprime le strategie dell’intrattenimento.