La consapevolezza del ruolo che le infrastrutture stradali giocano nella costruzione di sistemi e contesti insediativi e la necessità di un ripensamento dei modi con cui il progetto si può confrontare con un più attento ridisegno delle loro molte dimensioni spaziali catalizzano ormai da alcuni anni i discorsi di politici, amministratori e progettisti. Se tuttavia essi appaiono concordi nel riconoscere le strade come il dispositivo transcalare più potente ed efficace per dare una struttura alla città e al territorio, gli strumenti e i linguaggi normativi, i processi e i materiali di progetto a cui di volta in volta viene fatto appello appaiono spesso segnati da un carattere di parzialità. Un carattere che rischia di mettere in secondo piano le valenze molteplici e integrate della strada stessa, quale spazio in sé articolato e produttore di forme e modi dell’abitare contemporaneo, quale luogo del pubblico in cui sono ospitati e generati nuovi usi e pratiche sociali. Valenze complesse, che oggi il progetto è chiamato ad assumere, condensare e reinterpretare criticamente.