Il saggio prende in considerazione alcune decine di scritti di argomento antiquario opera di medici, speziali e botanici attivi fra la seconda metà del XVI e la fine del XVII secolo. L’autore parte dalla constatazione che il numero di medici che si sono interessati al mondo antico è insolitamente alto nel Seicento, al contrario di quanto era accaduto nei due secoli precedenti, duranti i quali erano stati piuttosto i giuristi e i letterati mostrare passione antiquaria. Tenta quindi di individuare le ragioni di tale interesse nell’attitudine mentale alla classificazione, nella capacità ‘ippocratica’di osservare il particolare e nella pratica del viaggio d’istruzione, tappa notoriamente fondamentale della pedagogia medica. Viaggiare era infatti anche il modo migliore, se non il solo, per acquisire competenza antiquaria e la compilazione di raccolte sistematiche è stato il primo passo verso l’archeologia moderna. Non a caso numismatica ed epigrafia, le prime discipline a realizzare dei corpora, sono state anche le prime ad assumere uno status scientifico. Le affinitò metodologiche spiegano il contributo dei medici a questo processo, superiore a quello di qualsiasi altra categoria intellettuale e professionale.