Nell'articolo si ripercorre, all'interno dell'evoluzione del pensiero geografico, il continuo intreccio tra i concetti di spazio e di tempo.
Fondamentale ai fini del progresso cartografico, questo intreccio passa dalla precoce misura della latitudine a quella, assai tarda, della longitudine, il che fa comprendere come tutti i grandi viaggi di esplorazione abbiano rappresentato veri e propri "salti" nell'ignoto. Le difficoltà incontrate per millenni nel collocare correttamente le varie parti del globo dipesero inoltre dal fatto che le osservazioni nei viaggi di andata non potevano venir controllate al ritorno, che doveva prendere necessariamente altre vie. La rivoluzione darwiniana ha introdotto il concetto di tempo biologico, che Braudel, proclamando l'inseparabilità dello spazio-tempo, esplorerà poi con riferimento alla vita delle comunità. La geografia deve infine confrontarsi con i progressi delle scienze fisiche. La termodinamica induce Prigogyne a proporre un a nuova concezione del tempo: identificato dal verificarsi di eventi irreversibili, esso si distacca dal tranquillo scorrere di una cronologia ritmata dalle stelle.