Come tutti quei testi in cui si fa largo uso di espressioni idiomatiche, strategie retoriche, accorgimenti metrici e relazioni intertestuali, i discorsi politici, per parafrasare Hermans (2009: 303), "implorano di essere tradotti", e molti vengono effettivamente tradotti in virtù non solo della loro apparente intraducibilità, ma anche della loro importanza a livello internazionale. Il discorso di insediamento del presidente degli Stati Uniti d’America offre un esempio lampante. Partendo dal presupposto che lo studio della funzione poetica, nell’accezione proposta da Jakobson, non può essere ridotto allo studio della poesia (Jakobson 1960: 356), in questo articolo vengono descritti i tratti linguistico-discorsivi che rendono il discorso di insediamento "a work of art" (Jakobson 1960: 350) in ambito letterario e un oggetto di analisi della poetica. Vengono analizzate le strategie retoriche più comunemente usate nel discorso in questione e, soprattutto, viene discusso "their fate in simultaneous interpretation" (Pöchhacker 2011: 31). Più precisamente, viene mostrato come la poeticità del discorso di insediamento dipenda da una certa creatività espressiva e come il successo della sua interpretazione, indipendentemente dalla lingua d’arrivo, dipenda dalla capacità da parte dell’interprete di ricorrere a quella stessa creatività espressiva, nell’intento di suscitare le stesse emozioni con strumenti linguistici diversi a beneficio di un pubblico diverso.