Gli studi sulla ḫarrūba siciliana hanno ricevuto grande impulso nel secolo
scorso dai contributi di P. Balog e di F. D’Angelo1. Questa precedente
letteratura fornisce ancor oggi un imprescindibile punto di partenza e di
supporto a chiunque desideri approfondire una frazione argentea, attestata
esclusivamente in Sicilia, la cui origine e la cui evoluzione presentano però
ancora numerosi punti oscuri. La mia ricerca, si prefigge appunto di
sottoporre all’attenzione degli studiosi un evento poco documentato che
potrebbe, a mio avviso, averne generato l’introduzione sul mercato, dapprima
africano e poi siciliano.
Lo spunto per queste mie considerazioni è nato dall’esame di un esemplare
di frazione argentea battuta dall’aglabita Ibrāhīm II venuto alla luce, qualche
anno fa, ad Agrigento. Concludendo, qualora le mie ipotesi risultassero fondate, il
frammento agrigentino e tutte le altre piccole frazioni argentee di Ibrāhīm II
altro non sarebbero che gli intriganti darāhim al-‘āširiyya menzionati da Ibn
‘Iḏārī: una minuscola moneta in grado di sfidare, almeno in Sicilia, i
rivolgimenti politici, il passare dei secoli e la damnatio memoriae a cui fu invece
condannato il suo ostinato ed “empio” promotore.